Nacque a Viterbo il 26/5/1591, quarta figlia di un appaltatore viterbese il capitano Sforza e della nobildonna Vittoria Gualterio. Fu destinata dal padre al convento, insieme alle sue due sorelle,  per lasciare intatto il patrimonio all’erede maschio. Poichè la ragazza non aveva intenzione di prendere i voti, anzi era determinata ad ottenere un posto nella società, l’occasione per mettere in atto il suo piano le fu offerta quando la affidarono ad un sacerdote per la preparazione spirituale.  Lei accusò ingiustamente il poveretto di violenza carnale, perciò fu sospeso a divinis, e Olimpia costrinse il padre a trovarle marito. A 17 anni sposò il ricco viterbese Paolo Nini, molto più grande di lei, che la rese vedova tre anni dopo ereditando l’intero patrimonio.

La giovane donna non si perse d’animo ambiziosa e furba cercò di trovare un altro marito tra la nobiltà di Roma, lo individuò in Pamphilio Pamphili, nobile ma povero di 31 anni più grande di lei, che sposò il 1/11/1612.  Questi aveva un fratello Giovanni Battista avvocato della curia romana, che aveva intenzione di fare carriera ecclesiastica; lei ebbe l’intelligenza, spinta dall’ambizione, di favorire la sua ascesa  fino a farlo eleggere Papa, grazie anche al patrimonio che le aveva lasciato il primo marito

Con l’elezione di Innocenzo X, Olimpia riuscì ad esercitare una notevole influenza sul cognato tanto da diventare potente e dominatrice indiscussa presso la corte papale inoltre riuscì ad accumulare ricchezze ingenti, per questo suo ruolo importante fu chiamata la “papessa”.

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Papa Innocenzo X nel 1644 nominò cardinale il nipote, figlio di sua cognata, Camillo Francesco Maria Pamphili, ma questi tre anni dopo rinunciò alla porpora, nonostante il parere contrario della madre, per sposare il 10 febbraio 1647 Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano, vedova del principe Paolo Borghese ed unica erede degli Aldobrandini.   La coppia ebbe cinque figli.

Nel 1639 a Donna Olimpia Maidalchini gli morì anche il secondo marito quasi ottantenne, e a 48 anni ritorna vedova, molto ricca e sempre più ambiziosa. Suo cognato, il Papa, la nomina principessa e feudataria di S.Martino al Cimino per allontanarla da Roma.

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Nel 1655 il suo protettore, Innocenzo X morì, donna Olimpia si impadronì di tutto quello che il papa possedeva. Sembra che si appropriasse anche di due casse piene di monete d’oro  e non volle partecipare alle spese del funerale adducendo la scusa:”Che cosa può fare una povera vedova?”. Fu così che papa Innocenzo X rimase per un intero giorno in una stanzaccia, esposto al pericolo di essere rosicchiato dai topi, in attesa di essere collocato in una cassa da morto. Fu il maggiordomo del Papa Scotti a mettere di tasca sua i soldi per comprare una cassa in cui deporre il pontefice ed il canonico Segni spese 5 scudi per la sepoltura nella chiesa di S.Agnese in Agone in piazza Navona a Roma.

Il nipote Camillo ravvedutosi tardivamente, fece erigere un monumento funebre a suo zio nella suddetta chiesa.

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Donna Olimpia, visse soltanto due anni nel suo esilio dorato a S.Martino al Cimino a 6 Km da Viterbo; la peste del 1657 la portò via, come una qualsiasi mortale.
Durante la sua vita terrena fu assetata di denaro e potere e alla sua morte  lasciò agli eredi beni che raggiunsero la cifra iperbolica di due milioni di scudi.

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Pasquinate celebri sul suo conto :

CHI DICE DONNA, DICE DANNO – CHI DICE FEMMINA DICE MALANNO – CHI DICE OLIMPIA MAIDALCHINA, DICE DONNA, DANNO E ROVINA.

Fu lo stesso Pasquino a soprannominarla Pimpaccia, deformando in romanesco il titolo di una commedia assai famosa nel 1600, Pimpa, la cui protagonista era come donna Olimpia una donna furba e arrivista.

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