è stato uno scrittore, famoso saggista ed esperto germanista, nacque a Bagnoregio l’11/02/1896 e morì a Roma il 18/06/1968. Laureato in lettere all’Università di Roma, fu direttore del Gabinetto Vieusseux di Firenze (1925-31),lettore nelle univerità di Brno e Bratislava (1933-37), professore di lingua e letteratura tedesca all’università di Padova (1939), visse in Germania, ebbe una cattedra di letteratura tedesca all’Università di Roma e fu direttore dell’Istituto Italiano di studi Germanici.
L’ultimo libro che Bonaventura Tecchi ci ha lasciato ha il titolo di Antica terra, pagine sparse, frammenti scritti dal 1934 al 1967.L’antica terra di Tecchi è l’alto Lazio, una Tuscia che sa ancora un po’ di Etruria, e la sua Bagnoregio dove ritornava spesso per concludere le sue opere e per riposare. L’amore per la sua terra natìa traspare dai suoi racconti in particolare ci descrive CIVITA di Bagnoregio.
“Tutto quel che è rimasto – un ciuffo di case e di mura in rovina, nere sul tufo, erette come sul vuoto – respira ormai l’atmosfera della fine. L’unica strada,
esile e bianca come un nastro, che congiunge al mondo di qua, alla terra ferma e sicura, il ciuffo nero di case, l’isolotto alto di tufo, sospeso in mezzo al mare delle crete e degli abissali ‘cavoni’, sta per crollare. Crollò già una volta alcuni anni or sono: rimase come per miracolo una strisciolina di tufo, accorsero ingegneri e muratori, issarono archi snelli sul vuoto, piantarono assi e basamenti. Il
lavorìo sordo dei fossi al fondo delle valli, lo slittamento profondo e segreto delle crete, l’insistenza delle piogge, han ròso di nuovo, nel giro di pochi anni, quel che doveva esser solido e duraturo. Tra qualche mese o qualche giorno, forse una di queste notti piovose d’inverno, l’unico esile legame cadrà. Sono andato ancora una volta a vedere, prima che sia troppo tardi [...] (da Antica Civita).
E su questa terra antica il punto di riferimento per Tecchi sarà sempre quel borgo sospeso a mezz’aria “nell’aspra nudità vulcanica del tufo e delle crete”, fantastico, apocalittico e col fascino profondo della precarietà e della fragilità. Antica terra col suo antico paese ed il suo antico borgo
condannato e minacciato dalla morte…ma che ancora non s’è dato per vinto: “Civita non muore mai” (da Il paese che muore).
“La fiaba del paese che muore – del paese che sta attaccato alla vita in mezzo a un coro lunare di calanchi silenziosi e splendenti, e ha dietro le spalle la catena dei monti azzurri dell’Umbria – durerà ancora”.(da Antica Terra)
Lì “sono nato – leggiamo in Il vino – proprio a mezza strada tra Montefiascone e Orvieto [...]
