Papa Paolo III il 31/10/1537, con la bolla Videlicet immeriti, istituì il ducato di Castro con annessi contea di Ronciglione e ducato di Latera, in favore del figlio Pier Luigi e della sua primogenitura maschile, il territorio si estendeva dal lago di Bolsena al Tirreno, e poichè la città di Castro era situata in posizione strategica fu proclamata capitale. La città Castro sorgeva su una collina circondata dal fiume Olpeta e il fosso Filonica, a 12 Km dall’odierna Farnese e a 5 Km. dal fiume Fiora. Per accedervi bisognava percorrere un ponte a due arcate. La città fu ricostruita perchè doveva diventare il simbolo della potenza e del prestigio dei Farnese.
Il centro era rappresentato da Piazza Maggiore, in cui si trovava una bellissima fontana, verso cui si affacciava la Zecca e l’Hostaria, edificio che accoglieva gli ospiti illustri del duca Farnese, attorno e nelle vicinanze si trovavano i palazzi dei cittadini più illustri. Non si sa se l’armonioso palazzo ducale fu mai costruito, tuttavia ci doveva essere una residenza del duca, i disegni del Sangallo, conservati a Firenze, presentano un’elegante reggia con un ampio balcone al piano nobile che compenetrava lo stile dei palazzi-fortezza del ’400 e le lussuose reggie del ’500. Questa città aveva il privilegio di avere strade e piazze mattonate, fatto rarissimo nel Cinquecento.
Aveva 13 chiese, la principale era il Duomo sede della diocesi dedicato a S.Savino protettore della città,la cui festa cadeva il 3 Maggio. Il santo veniva festeggiato con una giostra e un palio con corsa di cavalli tra le contrade della città nella piazza principale. La confraternita di S.Giovanni gestiva l’ospedale della città e l’omonima chiesa e quella dei frati francescani che si stabilirono con un loro convento nella seconda metà del ’500 su invito del duca Farnese.
Il Sangallo aveva progettato le mura difensive, i castrensi erano soliti ripetere con orgoglio che le loro mura si “potevano scalare solo con le ali”, e l’entrata principale con Porta Lamberta edificata come un arco di trionfo, raffigurava gli episodi gloriosi della famiglia Farnese.

Il declino della città iniziò con Ranuccio I che riempì di debiti le vuote casse del ducato. Anche con il figlio Odoardo I i debiti aumentarono, quindi per pagarli ipotecò il ducato e ottenne un prestito da papa Urbano VIII, ma i Barberini per conquistare il ducato forzavano il Farnese al fallimento, il duca reagì con le sue truppe ed ottenne un compromesso dal Papa.
Ma la fine di questo ducato sopraggiunse in seguito all’uccisione del nuovo vescovo di Castro mons.Cristoforo Giarda, avvenuta il 18/3/1649 a Monterosi. Nominato vescovo senza che fosse informato il duca Ranuccio II Farnese, questi manifestò l’intenzione di impedire il suo ingresso nella città e perciò fu ritenuto il mandante del crimine.
Ranuccio II
Papa Innocenzo X Pamphilj, dato che era vecchio e malandato, fu abilmente manovrato dalla famiglia Barberini e da sua cognata donna Olimpia Maidalchini nemici della famiglia Farnese tanto da dichiarare guerra al duca quindi nel mese di Settembre Castro fu assediata e a Dicembre la città fu costretta a cedere.
Dopo la firma della capitolazione le milizie pontificie cacciarono gli abitanti e distrussero la città. La sede vescovile fu trasferita ad Acquapendente, i suoi tesori artistici vennero messi all’asta o ceduti alle nobili famiglie romane.
Le campane della cattedrale ancora oggi si trovano nel campanile della chiesa di S.Agnese in piazza Navona a Roma.
Sul colle di Castro fu posta una lapide marmorea con la celebre scritta:”QUI FU CASTRO”. Oggi la località si trova nel territorio del comune di Ischia di Castro.



















Nel 1243 papa Innocenzo IV iniziò a pensare di liberarsi dell’incomoda presenza imperiale, Federico II avendo capito l’importanza strategica di Viterbo come appoggio logistico in caso di scontro contro il Papa cerco di ottenere la sua fedeltà, concedendole dei benefici e fece costruire il palazzo imperiale fortificato a ridosso delle mura.
